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Donne e finanza: oltre l’old boys club

Business Insights

08 Marzo 2019

American Express

Non molto tempo fa, Christine Lagarde, direttrice operativa del Fondo Monetario Internazionale, affermò: «Se Lehman Brothers si fosse chiamata Lehman Sisters tutto sarebbe andato molto diversamente». Una provocazione centrata per un settore a forte trazione maschile come quello finanziario e che ben sintetizza l’auspicio di molti: rompere il soffitto di cristallo e valorizzare i talenti femminili anche quando si parla il linguaggio dei numeri.
 
Facile a dirsi, più difficile, evidentemente, a farsi. Come conferma la recente indagine di McKinsey “Closing the gap” sui servizi finanziari del Nord America, le donne sono ancora significativamente sottorappresentate, soprattutto a livelli alti. Nelle posizioni C-suite (Chief & co) rappresentano appena il 19% e iniziano a perdere terreno rispetto ai colleghi uomini fin dalla prima promozione, con il 24% in meno di probabilità di conseguirla se si è donne.
 
Una situazione diffusa non solo negli USA: lo stesso FMI sostiene che a livello globale le donne siano rappresentate nei Cda degli istituti finanziari per meno del 20% e solo il 2% raggiunge la carica di Ceo. In Gran Bretagna, ad esempio, appena il 13% del personale delle società di trading è donna, lo è il 16% nell’investment management e il 19% nelle assicurazioni. Anche la Svezia, da sempre paladina delle pari opportunità, ha ancora molta strada da fare. Per quanto sia stato il primo Paese in Europa a introdurre il diritto alla paternità con ben 480 giorni pagati per mamma o papà, conta solo 28 aziende quotate (su 329) a guida femminile.
 
E l’Italia? Anche qui, risalire la piramide e conquistare il vertice per le donne è spesso una “mission impossibile”, soprattutto in campo finanziario. Il Credit Suisse Gender 3000 sostiene che le donne che ricoprono il ruolo di direttore finanziario di una società siano appena il 14% del totale. Non solo, l’Italia è anche il Paese europeo in cui si rileva il divario più consistente nell’alfabetizzazione finanziaria tra uomini e donne: secondo uno studio della George Washington University, infatti, in materia ha conoscenze il 45% degli uomini contro il 30% delle donne. Il che la dice lunga sulle prospettive future. Eppure, il riequilibrio di genere è una delle principali sfide per il settore finanziario. Mission che molte aziende stanno già provando a realizzare puntando su politiche di welfare e su programmi ambiziosi. Attualmente quasi il 90% delle società di servizi finanziari offre un prolungato congedo di maternità e / o paternità e il 92% mette a disposizione politiche di lavoro flessibili. È d’esempio American Express, che conta nella sua sede di Roma 1071 dipendenti, per il 70% donne e per il 50% con posizioni manageriali, e che facilita il work-life balance dei neogenitori, concedendo delle facilitazioni che vanno oltre i diritti garantiti dalla legge. Dà, ad esempio, la possibilità a chi si occupa di customer care di usufruire di turni agevolati nei primi 3 anni del bambino,  garantisce l’esenzione dal lavoro durante le festività principali dell’anno e ha avviato programmi di sviluppo al femminile per sostenere la crescita delle donne in azienda a livello dirigenziale e di Director come “Women in the Pipeline & at the Top” pensato per accrescere le capacità e le competenze dei talenti femminili e “Make Your Mark” a sostegno di 20 donne manager.
 
Come ricorda la ricerca di McKinsey citata in precedenza, infatti, per far sì che le cose cambino è fondamentale lavorare sulla cultura aziendale, coinvolgendo sì gli uomini, ma anche le donne che molto spesso si autolimitano. Basti pensare che solo il 26% delle donne che lavora nel settore finanziario ambisce a entrare nel top executive team, contro il 40% dei coetanei uomini. Come mai? Ritengono difficile, se non impossibile, conciliare lavoro e famiglia e molto raramente si sentono sostenute dai propri manager. Così, anche quando le società mettono a disposizione dei programmi di flessibilità, non tutte ne fanno richiesta per paura di “indebolire” la propria posizione. Per far sì, quindi, che il mondo della finanza non sia più un “old boys’ club”, sono molte ancora le cose da fare. L’auspicio, per l’International Women’s Day 2019, è che si spinga sull’acceleratore lasciando da parte vecchi retaggi culturali e investendo, realmente, sulla crescita professionale e manageriale delle lady della finanza.

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