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Il commercio B2B è sempre più digitale

Business Insights

08 Settembre 2020

American Express

Quando si parla di e-commerce si pensa quasi sempre a processi nei quali c’è un’azienda che vende e un consumatore finale che acquista. Dimenticandosi, invece, che una quota molto ampia e in crescita dell’e-commerce è quello tra aziende, l’e-commerce B2B. In Italia ha avuto un boom dal 2016, quando è entrato in vigore l’obbligo normativo legato alla fatturazione elettronica, con una ulteriore spinta nel 2020, poiché durante l’emergenza Covid-19 il digitale è diventato uno strumento indispensabile per garantire la continuità operativa delle imprese.
 
I numeri raccolti dall’Osservatorio Digital B2B della School of Management del Politecnico di Milano sono importanti: il valore degli ordini scambiati tramite strumenti digitali fra imprese italiane ha raggiunto nel 2019 un valore di 410 miliardi di euro (+14% sul 2018), pari al 19% del fatturato complessivo fra aziende (2.200 miliardi). L’automotive si conferma il settore più digitalizzato, con il 24% degli scambi generati, seguito da largo consumo (19%) e farmaceutico (5%). Le transazioni digitali fra aziende italiane ed estere valgono invece 134 miliardi di euro, il 27% del transato estero B2B (500 miliardi), con l’automotive come primo settore (26%), seguito da tessile-abbigliamento (15%) e meccanica (11%).
 
Anche nel primo semestre del 2020, il digitale “ha consentito sia di portare avanti i processi aziendali sia di abilitare nuovi servizi e opportunità di business”, spiega Riccardo Mangiaracina, responsabile scientifico dell’Osservatorio Digital B2B.
 
Va tuttavia sottolineato come la digitalizzazione è certo progredita sulla spinta degli obblighi normativi (il 78% delle aziende ha implementato almeno la fatturazione elettronica all’interno della propria organizzazione), “ma siamo ancora lontani da una piena maturità digitale. La maggior parte delle imprese, infatti, si limita ad adottare singoli strumenti non integrati fra loro. Ora più che mai”, aggiunge Mangiaracina, “per restare competitivi e sopravvivere, le imprese devono invece accelerare i processi di digitalizzazione e di integrazione”.
 
Come detto, la soluzione digital B2B più diffusa è la fatturazione elettronica (adottata dal 78% delle imprese italiane), mentre l’estensione ad altri documenti del ciclo dell’ordine è ancora limitata: l’ordine elettronico è stato inviato dal 26% delle aziende, il documento di trasporto (DdT) dal 20%, e solo il 12,9% dei fornitori e il 9,6% dei clienti gestiscono in modo elettronico i tre documenti. Più avanzata la digitalizzazione dei processi interni, con il 72% delle aziende che utilizza almeno uno strumento fra ERP (gestione vendite, acquisti, magazzino, contabilità, eccetera), CRM (la complessiva gestione delle relazioni coi clienti), sistemi di conservazione digitale o di gestione elettronica documentale. Il 53% delle imprese ha digitalizzato almeno una delle tredici fasi che compongono l’eProcurement (dall’albo fornitori alla loro qualifica, fino alla gestione del catalogo elettronico), mentre l’eSupply chain collaboration (l’impiego di strumenti digitali per la gestione di processi collaborativi come il monitoraggio della supply chain) è presente nel 32%.
 
Cresce anche il numero dei marketplace B2B, piattaforme che permettono di vendere in Italia prodotti nazionali ed esteri, a supporto dei processi di digitalizzazione delle imprese. L’Osservatorio del Politecnico di Milano ne ha censiti 39, ben 16 in più del 2018, di cui il 67% è transazionale, utilizzato dalle aziende che emettono l’ordine direttamente sulla piattaforma e in alcuni casi anche altri documenti; il 28% è utilizzato per attività di lead generation (azioni di marketing che generano liste di possibili clienti interessati), il 5% viene usato come vetrina di promozione dei prodotti. Oltre la metà di questi marketplace è pensata solo per i processi B2B (54%), mentre il 46% copre sia il mercato B2B sia quello B2C. Un terzo dei marketplace censiti è italiano (36%), il 23% è americano, il 10% cinese. Di questi 20 si concentrano su un settore specifico, 19 sono dedicati a più settori. L’alimentare è il settore più interessato (49% dei casi), seguito da elettrodomestici ed elettronica di consumo (44%), tessile-abbigliamento (44%), automotive e materiale elettrico (entrambi al 33%) e sanità (21%). I marketplace italiani si rivolgono prevalentemente al mercato B2B (64%) e il 79% è focalizzato su un settore specifico, con alimentare e tessile ai primi posti.

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