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Il rilancio della cultura passa dal digitale

Smart Business

08 Luglio 2020

American Express

Il patrimonio museale italiano esce dalla emergenza Covid-19 con una priorità ormai non più differibile: spingere sull’innovazione digitale, come esigenza irrinunciabile per sopravvivere. Durante i lunghi mesi di chiusura per coronavirus, tutti i limiti infrastrutturali sono emersi plasticamente. Come spiega Michele Andreoletti, Program Officer- Area Arte e Cultura di Fondazione Cariplo, “bisogna ripensare i contenuti messi in digitale, il modo di lavorare, le funzioni e l’organizzazione interna, allargando il bacino d’utenza, ricordando che gli ingressi dall’online sono accessibili a tutto il mondo, 24 ore su 24, sette giorni su sette. Molte istituzioni, va detto, non sono in grado di attuare cambiamenti: c’è carenza di competenze, scarsa propensione alla novità, poche risorse”. Inoltre, Fondazione Cariplo, così come tante altre importanti fondazioni, gruppi bancari, assicurativi e finanziari, lavorano a progetti per il rilancio nel digitale, aiutando a operare su nuovi paradigmi, su sistemi sperimentali di distribuzione della cultura, facendo incontrare i musei e le società creative.
 
 
Ovviamente le potenzialità sono enormi. Ne è convinto Antonio Lampis, Direttore Generale Musei del Ministero dei Beni Culturali: “Dall’Osservatorio Innovazione digitale nei beni e nelle attività culturali del Politecnico di Milano abbiamo stimoli costanti. In epoca COVID-19 c’è stato un boom di accessi ai canali digitali dei musei, con molte persone che hanno preferito i musei ad altre forme più leggere di intrattenimento. C’è fame di cultura. Seguo il legame tra patrimonio artistico e digitale dal 1998 e credo da sempre in questa potenzialità, non tanto per sostituire, ma per avere momenti di preparazione prima della visita in museo e poi di consolidamento dopo la visita. Un po’ come accade nei viaggi”. I risultati del monitoraggio a cura del Politecnico, tuttavia, non sono molto incoraggianti: alla riapertura, dopo il picco dell’emergenza sanitaria,  solo il 23% dei musei italiani ha un sistema di biglietteria online, solo un museo su quattro (24%) ha un piano strategico per l’innovazione digitale e tra i meccanismi di controllo accessi prevale ancora lo stacco del biglietto d’ingresso rispetto a sistemi automatizzati come lettori di codici a barre (11% su carta e 6% su display) e tornelli o varchi conta persone (7%).
 
 
Deborah Agostino, Direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e nelle Attività Culturali, ribadisce che “il digitale prima del COVID-19 era comunque visto come un complemento all’sperienza della visita, non si sostituisce alla visita, ma la arricchisce. Il 32% dei musei ha le audio guida, il 31% il Qr code, solo il 23% ha l’app. Il 47% dei musei ha un sito web proprietario, il 75% ha un sito mobile friendly, dato in grande crescita poiché la percentuale nel 2019 era del 51%. Il 76% ha Facebook (66% nel 2019), e il 45% Instagram (era il 26% nel 2019)”.
 
 
Nel corso dell’emergenza l’attività dei musei sui social è raddoppiata e si è passati da una media di 23 post in gennaio a 41 post in aprile. Anche i follower dei musei sono cresciuti: per Facebook +5,1% marzo su febbraio e +3,6% aprile su marzo, per Twitter +2,8% marzo su febbraio e +2,4% aprile su marzo, per Instagram +7,2% marzo su febbraio e +8,4% aprile su marzo. Sul fronte delle interazioni, invece, non c’è stata grande risposta. “La crescita dei follower”, commentano dall’Osservatorio, “è stata molto elevata, se si pensa che gli incrementi medi pre-COVID erano sotto lo 0%. Le interazioni, certo, rimangono modeste: non si tratta di errori, ma di tipo di contenuto offerto sui canali social media. Se il contenuto è divulgativo, avrò persone interessate ma l’interazione sarà contenuta. Solo se stimolo una risposta dell’utente, allora genero interazione”.
 
 
C’è qualche caso di eccellenza digitale, come ad esempio il Teatro San Carlo di Napoli che “ha lanciato una piattaforma in streaming con abbonamenti in tutto il mondo per il pubblico che a breve non potrà tornare in teatro. E poi”, prosegue Emmanuela Spedaliere, Direttore Generale del teatro, “ecco una newsletter da integrare con le nostre attività di e-commerce, in modo da utilizzare al meglio i dati dei nostri clienti”. Pure il sito archeologico di Pompei si sta muovendo bene, “e per loro abbiamo realizzato un software di gestione video che in sostanza crea un sistema smart per proteggere i beni, il personale, i turisti, i visitatori e gestire le emergenze”, sottolinea Ivan Piergallini, Sales Manager Italia e Iberia di Milestone, “con il controllo accessi, monitoraggio sismico, droni in volo. Insomma, non solo le vecchie telecamere di videosorveglianza”.  Ma, in generale, e lo si è toccato con mano in queste settimana a casa con i figli, l’offerta dei musei italiani per quanto riguarda le visite sul web, i contenuti multimediali disponibili e le esperienze di realtà virtuale e navigabilità dei siti, è ancora molto scarsa e lontanissima dagli standard delle più importanti istituzioni straniere.

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