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Le auto connesse sono il futuro della raccolta dati

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02 Settembre 2020

American Express

Le auto con una connessione Internet, grazie al potenziamento del cloud e alle prestazioni delle nuove reti 5G, si trasformeranno nella più grande fonte di business per le aziende italiane. Che, elaborando l’enorme massa di dati prodotta appunto dai veicoli, potranno proporre tutta una serie di servizi personalizzati.
 
Al momento, il segmento delle auto connesse in Italia vale già oltre 1,21 miliardi di euro nel 2019, con una crescita del 14% sul 2018 e uno sviluppo sempre più massiccio delle auto nativamente connesse dopo l’entrata in vigore a marzo 2018, dell’obbligo normativo europeo legato all’e-Call, secondo cui i nuovi modelli di auto e furgoni leggeri devono essere autonomamente in grado di allertare i servizi di soccorso in caso di incidenti.
 
Ci sono 16,7 milioni di auto connesse circolanti in Italia, di cui 10,5 milioni con scatole nere assicurative e 6,2 milioni con Bluetooth o con una SIM. E in questo mercato, come si diceva, c’è grande spazio per i servizi, che già valgono 330 milioni di euro annui, con incrementi esponenziali.
 
Se poi si trasla il discorso a livello mondiale, ecco che il giro d’affari per i veicoli connessi, secondo l’Osservatorio Autopromotec, è stimato raggiungere addirittura i 270 miliardi di euro entro il 2025.
 
Un’automobile connessa, come anticipato, produce enormi masse di dati ma “sarà necessario implementare una piattaforma comune di trasmissione in modo che questi dati siano omogenei e per fare sì che i veicoli possano non solo trasmettere, ma pure ricevere dati, parlando tra di loro”, commenta Alberto Falcione, Vice President Sales Targa Telematics.
 
I dati generati da ogni singola automobile, possono essere utilizzati per tantissimi scopi: indicare percorsi alternativi così da evitare congestioni del traffico, prevedere la necessità di effettuare un controllo o una riparazione, fornire informazioni locali rilevanti in tempo reale, pagare automaticamente tasse e pedaggi, fornire informazioni smart sui parcheggi, contenuti d’intrattenimento su misura, assistenti vocali, music player, contattare i servizi di emergenza in caso di incidenti, consentire alle assicurazioni di proporre polizze su misura dell’utilizzo che si fa del veicolo. Un’amministrazione comunale potrebbe addirittura studiare l’andamento del traffico ai principali incroci cittadini per migliorare la segnaletica o regolare i semafori in funzione della sicurezza. O aziende come Starbucks o McDonald’s o grandi catene di supermercati, mandare buoni sconto agli automobilisti che si trovano in prossimità dei loro negozi, e più in generale proporre suggerimenti e promozioni basati sulla posizione dell’automobile e sulle passate esperienze d’uso.
 
È chiaro, quindi, che dallo studio dei dati forniti dai veicoli connessi possono trarre occasioni di business tanti attori: dai fornitori telematici alle telco o le utilities, dagli over the top ai gommisti o le assicurazioni, officine, distributori di benzina, colonnine di ricarica, società di previsioni meteo. Le stesse case automobilistiche, sulla base dei dati, potranno inserire nuove funzioni nelle auto già vendute a costi irrisori (per loro) tramite aggiornamenti software.
 
Christian Sorgi, Business Development Manager di Telepass, racconta i servizi e le opportunità che un’auto connessa può offrire “fare pagamenti dell’Area C o sulle strisce blu, lavorare con i big data, prenotare un servizio di pulizia o un rifornimento di benzina mentre tu sei al ristorante, con il bagagliaio che diventa un locker dove un corriere può consegnarti un pacco mentre l’auto è ferma”.
 
Certo, “serviranno modelli di machine learning sofisticati per analizzare i dati dei veicoli connessi. E ovviamente”, sottolinea Falcione, “i dati devono essere diffusi ed elaborati in sicurezza e con tutela della privacy”.
 
Perciò, come sarà il mercato delle auto connesse in futuro? Per Sergio Savaresi, docente di Ingegneria dell’Automazione al Politecnico di Milano, il business automobilistico dei prossimi decenni sarà popolato di veicoli elettrici, di piccole dimensioni, connessi e con un parco macchine molto ridotto, pari al 10% di quello attuale (perché al momento circa il 90% delle auto, in realtà, è ferma, parcheggiata). Meno veicoli che però saranno, singolarmente, molto più utilizzati, tecnologici, sofisticati e costosi: pochi modelli, scarsa segmentazione, meno produttori, ma un enorme supporto robotico.

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