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Le corporate investono 31,2 miliardi nelle startup

Smart Business

06 Marzo 2018

American Express

Da Leonardo a Enel anche in Italia si muovono i big
Fino a pochi anni fa le imprese che volevano far crescere il proprio business oltre le più contingenti necessità di bilancio, costituivano un dipartimento dedicato alla ricerca e all’innovazione.
Oggi invece, la soluzione più all’avanguardia si chiama corporate venture capital (cvc): l’attività di investimento in startup promossa da aziende medie e grandi attraverso fondi di investimento creati ad hoc all’interno della società. È sulle startup che le grandi aziende puntano sempre di più per trovare quell’innovazione che – per motivo di costo e di tempo – non riescono a creare al loro interno, ma di cui hanno bisogno per essere competitive.
Il meccanismo funziona così: le aziende finanziano le startup che, di solito, in cambio di una parte di equity concedono l’accesso privilegiato alle innovazioni e alle tecnologie sviluppate, attivando così un circuito di open innovation che sta diventando sempre più diffuso. I cvc mondiali, per fare qualche numero, hanno investito nel 2017 31,2 miliardi di dollari in 1791 deal (fonte: Cb Insight). Si tratta di risultati migliori sia rispetto al 2016 (+19% operazioni concluse e +18% capitale investito) che rispetto al 2015, l’anno in cui l’attività dei cvc aveva raggiunto il livello più alto con 29,1 miliardi investiti e 1459 operazioni messe a segno. A dominare il mercato continuano a essere invece anche nel 2017 gli operatori Usa a cui secondo Aifi, fanno capo quasi il 60% delle operazioni totali. L’Europa entrata più recentemente nel settore, muove oggi il 20% dei deal.
In totale si tratta di un mercato popolato da oltre 500 soggetti (186 dei quali nati proprio nell’ultimo anno) che – se pur attivi da meno tempo rispetto ai vc – sono sempre più spesso tra i protagonisti dei maggiori round, a cui contribuiscono con investimenti medi di circa 22 milioni di dollari, contro i 17 milioni di media dei vc. È questo il caso di soggetti come GV (il veicolo di Google che nel 2017 ha battuto il record di 70 deal), Intel Capital, Salesforce Ventures, Qualcomm Ventures e Ge Ventures. È a loro che si devono, infatti, alcuni degli investimenti più elevati degli ultimi anni sia in settori vicini al proprio business, sia in altri più trasversali come l’healthcare (+17% nel 2017), l’auto tech (+114% nel 2017) e l’intelligenza artificiale. Quest’ultimo, in particolare, è uno dei settori su cui i cvc hanno scommesso di più nel corso dell’ultimo anno.
Secondo i dati raccolti da Cb Insight, nel 2017 la partecipazione in startup che si occupano di Ai è, infatti, cresciuta, del 32%, passando dalle 150 offerte del 2016 a 198. Si tratta di un trend che sta prendendo piede anche nel nostro Paese dove, secondo Aifi, le imprese italiane che praticano il cvc hanno destinando alle startup circa 60 milioni di euro di finanziamenti (dato 2017 che include anche la parte di venture capital nei co-investimenti).
Tra loro ci sono Enel che Ernesto Ciorra, responsabile Innovazione e sostenibilità del gruppo, ha scelto di non entrare nel capitale delle società ma di «collaborare con le realtà ad alto potenziale, definendo partnership per sviluppare nuovi modelli di business e colmare i gap tecnologici».
Una scelta questa che ha portato la multinazionale a cooperare «con circa 80 startup con le quali – continua Ciorra – sviluppiamo modelli di business in campo energetico tecnologicamente avanzati e sostenibili». Oltre a Enel, fanno parte della sezione di Aifi dedicata alle imprese interessate all’innovazione che nasce dalle startup anche Banca Sella, Eni, Edison, Gruppo CLN, Intesa Sanpaolo (che opera attraverso il fondo Neva Finventures), Poste Italiane, TIM e, ultima in ordine di tempo, Leonardo. La società ha, infatti, annunciato il mese scorso, nell’ambito del piano industriale quinquennale, l’avvio di un’iniziativa di corporate venture capital.
L’obiettivo, ha chiarito Luciano Marcocci, chief technology officer di Leonardo è quello «di attrarre, supportare e integrare nel nostro portafoglio le tecnologie sviluppate dalle più innovative startup nazionali e internazionali contribuendo a un più efficace e rapido sviluppo della road map tecnologica del Gruppo, anche con significative ricadute in termini di competitività».
La strada dell’open innovation è stata scelta anche da altre imprese italiane, tra cui, Mediaset con Ad4Venture, Chiesi con Chiesi Ventures e Gala con GalaLab. Inoltre, tra gli altri, hanno destinato fondi e risorse alle startup RCS, Gruppo Espresso, Unicredit e Zambon.

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