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L’importanza crescente degli investimenti e delle competenze digitali per gli studi professionali italiani

Smart Business

21 Ottobre 2020

American Express

Avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro devono avere sempre più competenze digitali nello sviluppo della loro professione, destreggiandosi senza problemi tra smart working, archivi cloud, siti web e canali social degli studi, tutte attività nelle quali crescono molto gli investimenti.
 
Basti pensare che, come emerge dalle ricerche dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2020 la spesa in Ict degli studi professionali di avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro in Italia raggiungerà gli 1,57 miliardi di euro, in crescita del 4,8% sul 2019 nonostante le difficoltà dettate dall’emergenza Covid-19. Già lo scorso anno gli investimenti in Ict erano aumentati del 18% rispetto al 2018, a dimostrazione di una tendenza ormai affermata.
 
Peraltro, sottolinea l’analisi del Politecnico in una comparazione con altri Stati europei, gli studi professionali italiani hanno saputo reagire alla pandemia e ai cambiamenti organizzativi con una flessibilità e una prontezza che non si è vista altrove: in Spagna, ad esempio, c’è stata una “adozione immatura dei sistemi di smart working. Con una sorta di resistenza mentale al cambiamento che costituisce un ostacolo notevole. Si tratta, in prevalenza, di home working, nel quale non vengono assegnati obiettivi”. In Francia, invece, “gli strumenti per fare smart working erano già piuttosto diffusi negli studi professionali anche in epoca pre-Covid. Ma la loro adozione resta informale, manca quasi sempre un sistema strutturato, si lascia molto alla volontà del singolo”.
 
Sulla Penisola si registra l’adozione più evoluta dello smart working, diffuso nel 60% degli studi professionali italiani, spesso con forme organizzative strutturate a livello strategico, con l’assegnazione di obiettivi, e una maggiore apertura dal punto di vista culturale.
 
E, come confermano dal Politecnico, gli studi professionali stanno sposando la causa del digitale con più entusiasmo delle aziende: “Gli studi professionali nel 2019 hanno aumentato gli investimenti nel digitale più delle aziende (+18% contro +2,3%, ndr) e questa tendenza continuerà anche nel 2020 (+4,8% contro +0,9%, ndr), segno di una cultura digitale sempre più matura”, afferma Federico Iannella, ricercatore dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale.
 
Nel 2019 soltanto il 2% degli studi non ha stanziato risorse per le nuove tecnologie, un quarto ha speso mediamente oltre 10mila euro (+20% rispetto al 2018), il 42% una cifra compresa fra 3mila e 10mila euro, uno su cinque fra mille e 3mila euro e l’11% meno di mille euro. Gli studi multidisciplinari sono quelli che hanno investito di più, in media 22.800 euro, seguiti da commercialisti (11.500 euro), consulenti del lavoro (8.900 euro) e avvocati (6.700 euro). Nel 2020 soltanto il 10% diminuirà il budget in Ict, il 60% lo manterrà invariato, il 30% lo aumenterà. Fra gli studi che prevedono un incremento, il 16% destinerà fino a un 20% di risorse in più, il 9% fino al 50% e il 5% le aumenterà di oltre il 50%.
 
Le tecnologie più diffuse sono la firma elettronica, utilizzata dal 98% degli studi legali e multidisciplinari e dal 96% di commercialisti e consulenti del lavoro, e la firma digitale remota (78% degli avvocati, 90% dei commercialisti, 79% dei consulenti del lavoro e 93% dei multidisciplinari). L’innovazione tecnologica ha coinvolto massicciamente anche il sistema dei pagamenti, che ha subito un processo di centralizzazione, perché avere un’unica soluzione utilizzabile da tutto lo studio è diventata oggi un’esigenza fondamentale per i professionisti.
 
I professionisti con la maggior presenza online sono i legali: il 71% che ha un sito web, il 60% ha almeno un canale social, il 6% usa forum, blog o social network aziendali interni. Seguono gli studi multidisciplinari, fra i quali il 63% ha un sito web, il 57% una pagina social, nell’11% è presente un forum, un blog o un social network aziendale. Più limitata la presenza sul web di commercialisti e consulenti del lavoro, che hanno un sito web rispettivamente nel 54% e 41% dei casi, solo il 47% e il 46% hanno attivato un canale social media e appena il 5% e il 3% usano blog, forum e social network aziendali interni.
 
Ancora marginale la diffusione di tecnologie di frontiera come l’intelligenza artificiale (impiegata dal 9% dei legali, dall’8% dei commercialisti, dal 10% dei consulenti del lavoro e dal 14% degli studi multidisciplinari) e della blockchain (presente solo nel 2% degli studi legali e multidisciplinari e nell’1% dei commercialisti).

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