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L’imprenditoria digitale si sviluppa con i contesti

Smart Business

07 Marzo 2019

American Express

L’industria digitale si sviluppa in contesti economici molto diversi tra loro. Non si può pensare di programmare nuove politiche infrastrutturali o di coadiuvare la nascita di nuove opportunità di business senza metriche adeguate per comprendere le caratteristiche rilevanti degli ecosistemi alla base dello sviluppo del settore digitale. Occorre essere ben consapevoli delle diversità dei contesti e dei fattori su cui le politiche nazionali per l’innovazione devono fare leva per attivare dinamiche imprenditoriali di alta qualità.
 
L’indice Eides (European Index of Digital Entrepreneurship Systems), recentemente sviluppato da Imperial College di Londra e Università di Pécs in Ungheria, insieme all’Institute for Prospective Technological Studies (Ipts) del Joint Research Center della Commissione Europea, rappresenta il tentativo di valutazione più recente e più esaustivo delle caratteristiche rilevanti per il digitale e del livello di attrattività degli ecosistemi imprenditoriali dei 28 stati membri dell’Unione. L’Eides elabora 115 componenti relative alle condizioni di contesto generale e culturale, le qualità delle istituzioni, la regolamentazione e tassazione, le condizioni di mercato e infrastrutturali- e le condizioni sistemiche (qualità del capitale umano, creazione e diffusione di conoscenza, finanza, networking) a supporto delle fasi di standup, startup e scaleup digitale.
 
L’approccio utilizzato consente di distinguere le componenti digitali e non digitali di tali dimensioni. Due i vantaggi di questa scelta. Da una parte si va a stimare con precisione l’effetto della digitalizzazione sulla capacità di ogni ecosistema nazionale di promuovere nuove dinamiche imprenditoriali; dall’altra questo cruscotto permette di visualizzare l’impatto indiretto delle diverse politiche industriali sul settore digitale.
 
L’analisi restituisce una chiara rappresentazione delle numerose condizioni di contesto che caratterizzano ogni ecosistema al suo interno e delle diversità tra ecosistemi imprenditoriali europei in termini di allocazione delle risorse e grado di attrattività per l’imprenditoria digitale.
 
I profili Eides per gruppi di stati membri consentono il confronto tra diverse tipologie di ecosistemi. I paesi leader, con indice Eides complessivamente superiore a 70, presentano valori elevati degli indicatori di cultura e qualità delle istituzioni, livelli di regolamentazione e tassazione e disponibilità di capitale umano. Fanno parte di questo gruppo Danimarca, Svezia, Lussemburgo e Finlandia. Interessante anche il posizionamento di paesi in cui le condizioni di mercato interno sono l’elemento trainante per il settore digitale: Germania e Regno Unito i principali paesi in questo raggruppamento. Per un terzo gruppo di stati membri, come Olanda, Repubblica Ceca e Slovenia, l’asso nella manica per il settore digitale è un ecosistema particolarmente favorevole alla creazione e alla diffusione di conoscenza: ricerca e sviluppo nel settore privato, brevetti, capacità innovativa delle imprese.
 
Siamo abituati a vedere l’Italia lontana dalle posizioni di testa in queste classifiche, ma la ricchezza delle dimensioni dell’indice Eides permette un’analisi più precisa del ritardo italiano. Il nostro paese presenta un vantaggio relativo in termini di livello di collaborazione/networking tra aziende e rapporti di filiera. Elevati sono i tassi di imprenditorialità nei settori tradizionali, tante le iniziative di supporto sul territorio. Buono è anche il livello di maturità delle nostre imprese e la loro capacità di competere sui mercati internazionali. L’Italia dispone inoltre di un mercato interno particolarmente sviluppato, con una domanda che chiede soluzioni di qualità.
 
Ciò nonostante, la componente digitale dell’indice Eides segnala un’adozione insufficiente delle tecnologie tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione (e-government), un livello ancora basso di affidabilità dell’infrastruttura digitale e ampi margini di miglioramento per lo sviluppo di leggi e regolamenti a tutela della riservatezza nell’uso dei dati e della sicurezza del consumatore, definite condizioni di standup per l’imprenditoria digitale.
 
Eides evidenzia inoltre bassi valori sugli indici relativi a cultura e istituzioni informali – la misura in cui le norme sociali e culturali supportano la creazione di un ambiente favorevole all’imprenditorialità -, qualità della pubblica amministrazione, sviluppo della regolamentazione e livelli di tassazione.
Si evidenziano infine condizioni non del tutto favorevoli all’identificazione, lo sfruttamento e la scalabilità di nuove opportunità nella digital economy. Le startup digitali italiane assai partono svantaggiate e continuano ad esserlo ancora di più anche nella fase di scaleup.
Non basta dunque spingere su fatturazione elettronica, internet banking o e-procurement. Oltre all’adozione del digitale da parte dei settori pubblico e privato, da sempre considerato “il” problema da risolvere, l’indice Eides è puntato contro quelle condizioni di contesto che rallentano le iniziative imprenditoriali e di conseguenza anche il settore digitale.
Perché siano italiane le aziende chiamate a sfruttare le interessanti opportunità di sviluppo della digital economy italiana, il governo deve concentrarsi sulla attrazione e formazione di capitale umano high-skilled, sulla promozione della cultura imprenditoriale e, più in generale, sull’abbattimento degli ostacoli che rendono complessa la crescita delle aziende.

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