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Nella città del futuro l’edilizia riscopre il legno

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19 Marzo 2020

American Express

Einstein diceva: “Guarda a fondo nella natura, capirai meglio ogni cosa”. E così accade oggi, dal food al design, fino a un settore consolidato e tradizionale come quello dell’edilizia. Nella sfida contro il cambiamento climatico, infatti, proprio l’edilizia è chiamata a ripensarsi profondamente. A spiegare il perché sono i numeri: secondo il rapporto della Global Alliance for Buildings and Construction presentato alla COP25 di Madrid, l’edilizia da sola è responsabile del 39% delle emissioni di anidride carbonica in tutto il mondo e pesa per il 36% sul consumo energetico globale, per il 50% sull’estrazione delle materie prime e per un terzo sul consumo di acqua potabile. Cifre che sembrano destinate a crescere se si considera che molto probabilmente il patrimonio edilizio raddoppierà da qui al 2060. Ed ecco che, con l’esigenza di una rapida inversione di marcia, entra in ballo il legno: materiale primigenio, portatore sano di benessere umano e ambientale, nonché ottimo isolante e, dunque, alleato nella lotta gli sprechi.
 
 
Secondo il terzo “Rapporto Case ed Edifici in Legno” sviluppato per conto di Assolegno dal Centro Studi di Federlegno Arredo Eventi SpA, il legno genera un mercato da 1,3 miliardi di euro, con una crescita costante sia in ambito residenziale sia nel non residenziale. Le costruzioni in legno rappresentano, infatti, il 7% delle nuove abitazioni, con più di 3.200 edifici realizzati sul territorio nazionale (dati 2017). In testa: Trentino-Alto Adige, Lombardia e Veneto. Un trend destinato a farsi sempre più strada, non solo in Italia (già al 4° posto in Europa per capacità produttiva e volumi di mercato gestiti), ma anche nel resto del mondo. Come anticipato, infatti, il legno massiccio vanta molti aspetti positivi: anzitutto, limita le emissioni di CO2, grazie alla capacità tipica delle piante di assorbire anidride carbonica durante la fotosintesi; si presta molto bene a una lavorazione snella e prefabbricata; è resistente al fuoco e alle esplosioni e il peso ridotto fa sì che possa essere utilizzato con efficacia negli edifici verticali, sempre più diffusi per via della crescente espansione urbanistica.
 
 
E gli esempi di questo nuovo sviluppo verso l’alto sono numerosi. In Norvegia, sulla costa del Mjøsa, spicca il Mjøstårnet, un edificio da 85 metri e mezzo realizzato interamente in legno locale. Grazie all’impiego del legno lamellare a strati incrociati, la struttura non necessita di cemento ed è capace di resistere da sola a grandi carichi e sollecitazioni. Sulla stessa linea, la casa dello studente di Joensuu (Finlandia), costruita con 12 piani di legno massiccio. Oltreoceano, al MIT di Boston, si sta lavorando su una linea di uffici e condomini prefabbricati che raggiungerà l’altezza di 18 piani, così come previsto dal nuovo codice dell’edilizia USA che entrerà in vigore nel 2021. In Giappone, invece, si guarda ancora più in alto, dando appuntamento al 2041 quando svetterà W350, un grattacielo da 350 metri (ben 4 volte il Big Ben) costruito con circa 185mila metri cubi di legname. E rientrando in Italia, si è fatta notare già qualche anno fa, la Social Housing di via Cenni a Milano, costruita – caso unico – con pannelli di legno massiccio provenienti dalle foreste austriache.
 
 
Già perché alla luce del successo che il legno è tornato ad avere – e che sempre più avrà -, è doveroso fare attenzione alla sua provenienza e alla sostenibilità dell’approvvigionamento. Parola chiave: pianificazione, unita alla gestione del rischio, specie alla luce dei cambiamenti climatici in atto. Si pensi che oggi in Baviera (tra i primi territori a dotarsi di piani dedicati alla gestione delle foreste) vengono tagliati alberi che sono stati piantati per questo specifico scopo addirittura prima della Rivoluzione Americana. Un’ulteriore sfida per l’edilizia di oggi e di domani.

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