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Plastica, sfida green per le imprese: a rischio 4mila posti di lavoro

Smart Business

26 Giugno 2019

American Express

Non passa giorno in cui non ci sia un’azienda o un’istituzione che annunci l’addio alla plastica monouso. Per il comparto della plastica «è arrivato uno tsunami», sintetizza Filippo Bettini, head of sustainability and risk governance di Pirelli. Il presidente della Federazione Gomma Plastica, Giorgio Quagliuolo citando Albert Einstein, Quagliuolo ricorda che «non possiamo pretendere che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose. Ciò significa lavorare a fondo per rispondere e se possibile anticipare le esigenze del mercato, spingendo forte su ricerca e innovazione».
 
 
Se allunghiamo lo sguardo a un futuro nemmeno troppo lontano la grande questione è proprio il mondo plastic free. «Ma che cosa c’è di innovativo nel bandire la plastica monouso?», chiede Quagliulo. Solo per inciso bisognerebbe dire che i dieci fiumi principali responsabili della plastica in mare non scorrono in Europa. È però targata Ue la direttiva che dal 2021 mette al bando la plastica usa e getta. «Abbiamo delle grosse preoccupazioni sull’atteggiamento nei confronti della cosiddetta plastica usa e getta – ammette Quagliuolo -. La messa al bando non consentirà alle imprese del settore di adeguarsi. In Italia, così si mettono a rischio almeno 4mila addetti e la cosa ci preoccupa molto». La riconversione di un impianto chiede almeno 3 anni.«Non è un’operazione che si può fare dalla mattina alla sera – spiega il presidente della Federazione -. Anche perché dobbiamo pensare a due generi di riconversione». Una riguarda i macchinari delle aziende e questa «è forse la parte più semplice del problema. L’altra questione riguarda invece la disponibilità della materia prima per produrre bioplastica che al momento non c’è nelle quantità che servono al mercato. Oggi non saremmo in grado di sostituire tutta la plastica fossile con plastica di origine vegetale».
 
 
Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, osserva che «l’innovazione in un paese che non ha materie prime e fonti energetiche è una via obbligata, non una possibilità». Ma della storia e del passato non ci si può dimenticare: «Essere stati è una condizione per essere. Nel nostro paese c’è un grande fermento dove però oggi prevalgono le ragioni della pancia. Nel secondo dopoguerra tanto le imprese quanto i sindacati dissero prima le fabbriche poi le case. La ricchezza per noi è nella questione industriale. La fabbrica è lavoro», ricorda Boccia.
 
 
Ritornando all’innovazione Bettini dice che «le imprese italiane investono ogni anno 14 miliardi di euro in ricerca e sviluppo e stanno facendo grandi sforzi per ridurre l’impatto ambientale dei prodotti, risparmiare sui consumi di acqua e hanno una forte attenzione ai temi del recupero e del riciclo. Il 15% della plastica utilizzata proviene da economia circolare, con un trend in continua crescita. La rigenerazione e il riciclo riguardano molto da vicino anche l’industria della gomma: pneumatici fuori uso vengono utilizzati per esempio per campi da basket 3×3 e per l’equitazione».
 
 
Se guardiamo ai numeri e al mercato, oggi, le due grandi questioni per le imprese della gomma e della plastica sono la Germania e l’auto. «Analizzando l’andamento del primo semestre e i segnali che si stanno raccogliendo per il secondo, c’è poco da essere ottimisti – dice Quagliuolo. Il rallentamento della produzione industriale in Germania sicuramente non aiuta. Nel campo della plastica, poi, ci sono delle problematiche legate alla crisi del mercato dell’automobile» aggiunge. L’industria della gomma italiana ha chiuso il 2018 con una produzione in aumento del 2,4% a 750mila tonnellate. Per il 2019, si prevede un “rimbalzo” delle dinamiche riscontrate lo scorso anno, con un decremento stimato della produzione di circa 2 punti percentuali. Due dinamiche contrapposte hanno invece caratterizzato il 2018 dell’industria della plastica: da un lato, sale la domanda di polimeri riciclati (+3,1%, 1,12 milioni di tonnellate contro le 1,09 del 2017), dall’altro scendono i consumi di materie plastiche vergini. Il risultato di queste due dinamiche è una domanda stagnante, che si è fermata a fine anno a 5,74 milioni di tonnellate, rispetto alle 5,81 del 2017.

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