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Robot da 6,6 miliardi (+9,3%). Record delle consegne in Italia

Business Insights

19 Ottobre 2018

American Express

«No, in passato non era mai accaduto ma ora è una necessità». Dallo scorso marzo, alla piacentina Mandelli, il turno di sabato mattina è ormai uno standard. Strada obbligata, oltre all’incremento di organico, per affrontare la massa di ordini di centri di lavoro che ormai satura l’azienda guidata da Saverio Gellini fino alla primavera inoltrata del 2019. «Andremo avanti così almeno fino alla fine dell’anno – spiega l’ad – anche perché ora dobbiamo tenere conto anche dell’Italia: dal 15% è arrivata al 35-40% dei ricavi».
Turni extra, straordinari e nuove assunzioni non sono però un’eccezione. Anche solo uno sguardo rapido a ciò che accade al settore delle macchine utensili è sufficiente per comprendere portata e profondità degli effetti del piano Impresa 4.0. che ha prodotto anzitutto una novità epocale: ormai da un paio d’anni il protagonista assoluto per il comparto, 400 aziende e 32mila addetti, non è più l’export, tradizionale motore degli acquisti di presse, torni, centri di lavoro e robot, bensì il mercato italiano, arrivato ormai quasi ad eguagliare per valore le vendite oltreconfine. Attraverso una cinghia di trasmissione che dai bonus ha trasferito “il moto” agli ordini interni (+46% lo scorso anno) per trasformarsi poi in produzione e fatturato, con le consegne dei nostri produttori a balzare verso l’alto del 45,6% nel primo semestre 2018. Numeri mai visti, una spinta che genera nuovi record: la produzione a fine anno è stimata in 6,6 miliardi (+9,3%), grazie proprio ad un consumo interno che supera per la prima volta nella storia i cinque miliardi di euro, quasi il doppio rispetto a quattro anni fa. Stime già brillanti, che tuttavia alla luce degli ultimi dati potrebbero essere ancora riviste al rialzo.
«Finalmente le imprese hanno investito in modo massiccio – spiega il Presidente di Ucimu-Sistemi per Produrre Massimo Carboniero – e quando questo accade i vantaggi non vanno solo alla nostra categoria ma all’intera industria manifatturiera». Iniezione di tecnologia che ribalta un trend recente decisamente più cupo, perché appena nel 2013, nel pieno della crisi, l’Italia si posizionava all’ottavo posto mondiale in termini di consumo interno di macchinari, investendo in robot la metà rispetto alla Corea del Sud. Oggi, dopo lo scatto targato 4.0, siamo quinti al mondo, ad un passo dal Giappone, con un tasso di crescita della domanda interna quasi triplo rispetto alla Cina, cinque volte superiore in rapporto alla Germania. Il motore dei produttori gira ormai a pieno regime, con un tasso di utilizzo della capacità produttiva che sfiora l’84% (quasi il limite fisiologico) e un record di sette mesi di produzione assicurata: se oggi ti serve un centro di lavoro in media se ne riparla in primavera. Gli sguardi ora si rivolgono alle novità normative, per capire in quale misura la bozza di riforma per super e iperammortamento predisposta dai tecnici del Mise (aliquote diverse per taglia di investimento) si trasferisca nel testo del Governo.
«L’incertezza è il peggior nemico di chi investe – aggiunge Carboniero – e quindi speriamo anzitutto che lo schema di incentivazione venga riproposto, rimodulandolo il meno possibile perché finora ha funzionato. Buona l’idea di avvantaggiare i piccoli investimenti anche se va tenuto presente che le grandi aziende rappresentano in generale il traino di intere filiere. Ad ogni modo, gli investimenti superiori ai 10 milioni di euro sono una nicchia ridotta, i tetti su cui si sta ragionando mi paiono sufficientemente elevati». Determinante per Carboniero sarà comunque avere un quadro certo delle regole prima di martedì, quando a Milano l’intero settore finirà in vetrina in Bi-Mu, uno dei principali eventi mondiali del comparto, arrivato alla 31esima edizione. «So già che tutti i clienti faranno la stessa domanda- chiarisce – e vorranno sapere se e come cambiano gli incentivi. Avere un orizzonte temporale più disteso e regole certe è un beneficio per tutti, anche perché i dati ci dicono che sono molte le imprese che devono ancora avviare i piani di investimento». L’impatto delle nuove tecnologie, oltre che negli ordini e nei ricavi, è ben visibile proprio nella evoluzione della struttura della maxi-rassegna (100mila metri quadri, 1056 espositori, il 40% dall’estero), che oltre alle sezioni “tradizionali” dedica ora ampio spazio a robot e cobot, sviluppatori di software e connettività, consulenti 4.0 e Iot, start-up e manifattura additiva. «È in atto un grande cambiamento – aggiunge Carboniero – e oggi per competere le macchine non bastano, servono nuove competenze. Ecco perché chiediamo di perfezionare il provvedimento dedicato alla formazione, allargando il credito di imposta anche al costo dei corsi e dei formatori impiegati, la spesa più gravosa per le Pmi». Bi-Mu, al via il 9 ottobre, vede per la prima volta tra gli espositori colossi come Cisco e Fca.

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