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Un avvocato su due perde ricavi La crisi «morde» di più al Sud

Business Insights

20 Luglio 2017

American Express

Un avvocato su due ha perso reddito nella dichiarazione relativa al 2016, mentre solo uno su quattro ha visto incrementare i ricavi. Tra questi, il termometro dice che il Nord-Ovest è l’area dai risultati migliori, mentre al Sud il 50,6% dei legali vede continuamente scendere la propria capacità di stare sul mercato.
Sono questi i primi e già abbastanza significativi risultati del rapporto di ricerca «Percorsi e scenari dell’Avvocatura italiana 2017» sull’aggiornamento annuale della professione, il secondo step del programma triennale di lavoro commissionato al Censis dalla Cassa forense.
Il profilo degli avvocati che hanno risposto all’indagine è per il 55,1% costituito da uomini e il 44,9% da donne; il 30,9% con meno di 40 anni, il 36,7% fra i 40 e i 50 anni, mentre i più anziani sono pari al 32,4 per cento. Di questi, il 26,2% esercita nelle regioni nordoccidentali, il 17,2% risiede nel Nord-Est, il 21,2 nel Centro e poco più del 35% svolge la sua attività nel Meridione. Ancora, il 31,5% si colloca nella fascia di reddito fino a 15mila euro, cui si aggiunge un altro il 27,8% fra i 15mila e i 30mila euro, il 15,3% tra 30mila e i 50mila euro, il restante 17,9% degli intervistati è sopra soglia 50 mila. Quanto all’anzianità di professione, emerge una concentrazione nella classe fra i 10 e i 19 anni (35,1%), mentre i più giovani professionisti, con meno di 10 anni di esercizio sono pari al 32,4 per cento. Il terzo restante ha dichiarato un’anzianità superiore ai 20 anni, di cui il 12,8% oltre i 30 anni.
Il rapporto in chiaroscuro sulla capacità reddituale dell’avvocatura italiana cade in un momento di forte trasformazione della professione, stretta tra riforme attese (e non sempre condivise per come vanno delineandosi) e la “morsa” dell’Antitrust, sempre più proiettata in un’ottica “imprenditoriale” delle professioni classiche. Antitrust che non a caso spinge per l’eliminazione dell’esclusiva dell’attività extra-giudiziale, nell’ambito del Ddl concorrenza, fermo in Parlamento da più di due anni. Gli avvocati, di contro, hanno stilato un elenco di proposte di ampliamento delle competenze che vanno dall’estensione della negoziazione assistita alle controversie di lavoro, dall’assunzione di prove testimoniali e per interpello, all’autenticazione di firma, all’esercizio delle funzioni di commissario ad acta, la remissione di querele, la notifica dell’atto di pignoramento, l’accettazione dell’eredità. «L’avvocatura – dice Donatella Cerè del Consiglio nazionale forense – è pronta a raccogliere questa sfida e a svolgere una importante funzione di decongestione dei tribunali e della Pa».
Il Ddl concorrenza rileva anche da un altro punto di vista. Implementerebbe, infatti, le società legali, prevedendo l’ingresso del capitale sociale per quanto con l’avvertenza che i soci, per almeno due terzi del capitale sociale e del diritto di voto, siano avvocati (o altri professionisti) iscritti a un Albo.
Nubi all’orizzonte anche per le nuove normative antiriciclaggio (recepimento della IV Direttiva risparmio 2015/849) in cui la lista degli adempimenti e degli obblighi antiriciclaggio – e delle sanzioni – per professionisti legali e contabili sale esponenzialmente. Il provvedimento prepara notevoli modifiche per le prassi attuali e introduce anche nuovi obblighi per i «soggetti obbligati».
Unica nota positiva dai recenti lavori parlamentari è l’emendamento approvato in commissione Bilancio alla Camera nella manovrina correttiva, che cancella l’obbligo di gratuità del lavoro svolto come professionisti da sindaci e consiglieri comunali, a patto che l’incarico non sia affidato dallo stesso ente nel quale l’interessato ricopre la carica politica. Un piccolo palliativo per una professione che nel 2016 ha continuato  a segnare il passo.

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